23 Gennaio 2009

Den Lille Havfrue

C'era da chiedersi perchè si ostinasse. Ingenua, illusa, o forse solo testarda. Forse. Io credo che sapesse che lui non sarebbe mai tornato, credo che ne fosse consapevole, ma si rifiutava di ammetterlo a se stessa. Tipico delle ragazze come lei. Certo non si può dire che non possedesse la dote della perseveranza. Era capace di una resistenza encomiabile. Ore, giorni. Passando la vedevo sempre lì, con la schiena incurvata e un'espressione di vuoto sul volto, e mi chiedevo quale uomo avesse potuto abbandonarla in quel modo, riducendola a un involucro spento. Mi chiedevo continuamente se lui fosse conscio, ovunque si trovasse, della sofferenza di quella ragazza.
Forse lui sapeva, ma non gli interessava. O forse non sapeva. Ma se lo sapeva, era davvero un uomo senza qualità, per riuscire a resistere di fronte alla straziante attesa di quella ragazza.
Lei continuava ad aspettare, ogni dannato giorno della sua vita, con la segreta consapevolezza che lui non sarebbe mai tornato. Mai più.
Non parlava mai con nessuno. Stava lì, seduta, con l'aria assente, con le gocce di pioggia che le scendevano lungo il viso, e si confondevano con le lacrime silenziose. Intorno passava la gente a passeggio, ma lei ignorava tutti allo stesso modo. Niente riusciva a smuovere la sua attenzione. Lei continuava a guardare il mare. Solo il mare. Intorno passava la gente, ogni tanto qualcuno le rivolgeva la parola, ma lei non degnava nessuno di uno sguardo. Gli altri non le interessavano, non c'era nulla al mondo al di fuori di lui. Di lui, o meglio della sua assenza.
Era stanca, glielo leggevi in faccia: avrebbe voluto dormire, avrebbe voluto mangiare, avrebbe voluto parlare con qualcuno. Ma semplicemente non ci riusciva, perchè quella cosa era troppo grande per lei. Era impazzita, certo.
Ormai tutta la città sapeva di quella ragazza e della sua storia. Le voci corrono, si sa. E il pettegolezzo si ramifica in rivoli, versioni diverse di una stessa, triste storia. C'è chi parla di un aborto, e chi di un matrimonio segreto. C'è chi sostiene che lui fosse un contrabbandiere di sigarette e chi dice in giro che lei una volta avesse lavorato per la tv. Ma per me le cose erano molto più semplici: lui le aveva preferito un'altra. Tutto qui. E dire che lei avrebbe abbandonato tutto: il suo mondo, la sua ricchezza. Tutto, solo per lui. Ma lui non l'aveva capita; non si era sforzato di capirla.
Lei non era come tutte le altre, credetemi. La sua indifferenza verso il mondo, il suo essere "fuori" da tutto, mi affascinavano terribilmente, e al tempo stesso provavo un'incredibile pena per lei. Avrei voluto abbracciarla, portarla via da quel molo, proteggerle il capo dalla pioggia che le gocciolava addosso, prenderla in braccio e dirle che andava tutto bene. Avrei voluto portarla a casa mia, darle un accappatoio, metterle in mano una tazza di tè bollente, e chiederle di raccontarmi la sua storia. Ma non osavo, non potevo. Perchè sapevo che lei non mi avrebbe rivolto la parola.
Mi limitavo ad osservarla, cercando inutilmente di scorgere un indizio che mi permettesse di capire il suo mistero. Niente. Sempre uguale, tutti i giorni, sempre lo stesso sguardo, che non si sarebbe mai posato su di me. Aveva in mente solo lui. Nessun altro.
E la gente avrebbe continuato a passare, qualcuno l'avrebbe notata, forse. "Com'è piccola!" era quello che tutti pensavano quando la vedevano.
Era piccola, sì. Disarmata e troppo piccola per far fronte a un dolore così grande. Quel dolore la teneva lì, la incatenava e l'avrebbe sempre incatenata a quella roccia. Tutta la gente intorno non poteva capire. L'avrebbero guardata, le avrebbero rivolto un misero e banale pensiero, e avrebbero continuato la loro passeggiata per il porto.
Ormai stava calando la sera, e sapete, qui la sera fa freddo. Ma lei restava lì, imperterrita. Tutti tornavano alle loro case, mentre il freddo notturno cominciava ad abbracciare la città e invadeva il porto con sbuffi di nebbia. I lampioni spandevano intorno il loro pallido alone, mentre la luna si alzava sopra le nubi e guardava giù. Guardava noi ("come sono piccoli!" doveva pensare), guardava la ragazza, guardava Copenhagen. Ma la ragazza non guardava la luna, non rispondeva al suo sguardo. Osservava silenziosa solo il mare, e nient'altro.

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