Torno or ora dal Congressino delle Primarie degli iscritti al PD (ebbene sì, ahimè: ho la tessera. Non è fescion e alla fine non ti danno neanche i punti per avere in regalo la teiera o la pirofila ma tant'è...). La mia impressione è, come direbbe Mago Merlino, "un bel guazzabuglio moderno (alakazam!)". Il voto nostalgico o il voto ottimista? O il voto radical-chic che profuma di ribellismo? La vecchia guardia del bourru bienfaisant o le nuove leve del veltroniano scalzo con la faccia da boy-scout? O gli outsider della Cenerentola laica (ma non atea, attenzione)? E in regione? Oh, in regione! Che fare? Che fare? Il vicesindaco con quei bei baffi e la faccia da tremoschettiere o la frangetta sbarazzina che tanto piace a Tinto Brass? Lui, lei... e l'altra? Il triangolo no, non l'avevo considerato. Quando ti piazzano un Congresso alle 9 della domenica mattina (il giorno dopo la chiusura del FriuliDoc, peraltro) un po' la senti la nostalgia di quella nomenklatura con la K che i leader del partito te li sceglie lei e te li impone. Che ti stia bene o no (vi ricordate Guzzanti/Veltroni che ammoniva "i compagni della mozione Amedeo Nazzari"?). Non voglio responsabilità. Non alle 9 del mattino. E' stata una ben strana campagna elettorale: con la Giovanile che non si schiera ma poi si schiera, la Serracchiani portata in giro come fosse la Madonna Pellegrina, Bersani che cita Vasco Rossi (peccato non gli sia venuto in mente di citare Bersani, forse si sarebbe creato un buco nero spazio-temporale). Abbiate pietà per gli elettori, costretti nelle ultime settimane a sudate notti insonni, inzuppate di incubi, costellati da Bersaniani con le orecchie a punta, di Feste dell'Unità senza unità, da case (del popolo) molto carine, senza soffitti, senza cucine... E stamane, avanti o popolo! Tutti alle urne! E lì davanti alle due schede, prendere fiato: la lista Martines per Bersani, la lista Carloni per Marino, o la lista Serracchiani per Debora (giuro!), cosa scegliere? Il dilemma! Il dramma! Allora, prima di prendere la penna in mano, il bravo tesserato, quello giudizioso e diligente, cosa fa? S'informa. E si legge le tre mozioni, le studia, le mette a confronto. Bersani è per la green economy. Toh, guarda! Anche Franceschini è per la green economy! E che forse Marino è da meno? Non sia mai! Franceschini sostiene il rinnovamento. E rinnoviamo, per la miseria! Bravo bene bis! Ma... Bersani? Anche Bersani è per il rinnovamento! Non mi dire che allora forse... no, no, possiamo stare tranquilli: anche Marino è per il rinnovamento, ci mancherebbe. Marino, dal canto suo, introduce una fondamentale osservazione: l'importanza imprescindibile della formazione scolastica. Come dargli torto? E infatti né Bersani né Franceschini gli danno torto. E il partitolaico? (o il partito-Laika, la cagnetta sparata nello spazio nei bei tempi-che-furono?). "Io voglio il partito laico!". "Anch'io! Anch'io il partito laico!". "Ma io il partito PIU' laico!". Adesso sì che è tutto chiaro. Non va meglio coi candidati regionali: la Serracchiani-multiuso che fa l'europarlamentare, il segretario regionale, il politico donna, il politico ggiovane, il politico donna e ggiovane, ha la funzione videochiamata, il servosterzo, il lettore cd e se ha voglia fa anche il caffè. Martines ha dei bei baffi. E dei sostenitori (purtroppo) maneggioni e magheggianti, che sostengono il cambiamento ma l'unica cosa che (forse) cambiano è l'olio della Mercedes. (Non tutti, per carità, precisiamo...). E la Carloni? Boh mah chissà. Chi l'ha vista mai? Insomma, l'elettore tesserato del PD (una specie in via di estinzione, come i Panda, e probabilmente anche con gli stessi problemi riproduttivi dei panda) è sperduto, confuso, brancola nel buio. Non abbandonate gli elettori del PD: l'elettore del PD è il migliore amico dell'uomo. Margherita, Capricciosa o Diavola? Il menu fa venire voglia di abbandonare il tavolo e tornare a mangiare bambini, come ai bei-vecchi-tempi. E invece si rimane a stomaco vuoto, si vota: si prende un bel respirone, e si vota, non importa chi. L'importante è partecipare, non è necessario CAPIRE. Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi mozioni...
Oggi i treni scioperavano. Pure gli autobus scioperavano. Gli studenti scioperano. Il pubblico impiego sciopera. Gli insegnanti scioperano.
Io ho deciso di aderire a un particolare tipo di sciopero, per protesta: LO SCIOPERO DELLA GRAMMATICA.
Noi proclamiamo la libertà di congiuntivo e di passato remoto, come forma di resistenza alle leggi oppressive della morfologia e della sintassi. Troppo a lungo siamo stati incasellati e giudicati, troppo a lungo abbiamo sofferto l'orrenda dittatura della penna rossa! Quo usque tandem abutere patientia nostra? Noi ci ribelliamo ai fottuti neogrammatici dell'Accademia della Crusca. Noi ci ribelliamo alle restrizioni imposteci da un sistema ormai logoro, di stampo gerontocratico, che si ostina a guardare la realtà con i paraocchi. Noi non ci faremo opprimere e soffocare dalla ristrettezza di vedute impostaci da una grammatica tradizionale, stantia, oligarchica. NOI CI RIBELLIAMO! SE NON ORA, QUANDO? SE NON NOI, CHI?
Aderite numerosi, date libero sfogo alla vostra creatività. CONGIUNTIVO LIBERO! PASSATO REMOTO LIBERO!
Se voi aderisse alla protesta, potrai parlare come vuoi. Abbiamo stanchi di cuesta soppressazione della fantasia e dei libertà del singolo. Abbiamo stanchi di dover sottostarci a chi ci vuole imporre a noi le sue proprie regole. Dovessimo cambiare il mondo, come a suo tempo facette Ghahndhi (sei indeciso? "H" libera!). Chi se non noi studenti di lettere possa formare le coscenze dei poster? Ribelliamoci! Non contignuamo con le vecchie regole. Noi saressimo il futuro! Il nostro oBBiettivo è di farci averci sentito la nostra vocie!
ps. Forse se gli insegnanti facessero DAVVERO lo sciopero della grammatica, alla gente verrebbe un pò di pepe al culo e si renderebbe conto che gli insegnanti SERVONO, e che non sono fannulloni. Vorrei vedere loro, i genitori, a far assorbire a quelle testoline di legno dei loro figli il condizionale e la perifrastica. Allora sì che saressero dolori!
Spesso penso che potrei fare di più, che potrei impegnarmi "al 100%" per le cose in cui credo. Vorrei fare di più, vorrei fare TUTTO: mi piacerebbe essere in prima linea, essere PRESENTE. Vorrei essere un buon soldato (scusate il lessico guerrafondaio, stamattina mi viene così).
Vorrei esserci, a Roma il 14. Ma non sarà così, e credetemi, per me sarà una pena stare a casa a guardare il tg pensando "ma perchè non sono con loro?".
In questi giorni mi sembra quasi di stare con un piede dentro e uno fuori dall'Onda, da questo movimento che molti paragonano a un nuovo '68 (vedi: http://darkdawn.giovani.it/diari/2774739/volevo_fare_il_68.html).
Ci sono, ma non sempre. Mi impegno, ma non sempre. Vengo all'assemblea, ma vado via prima per prendere il treno. Domani lezione in piazza? Non posso, ho lezione in aula.
Ultimamente sembra che il tempo sia una cinghia che più mi agito e più mi soffoca. Cerco di fare il possibile, ma non è abbastanza. Il possibile è troppo poco. Studio troppo poco, mi impegno troppo poco, vedo troppo poco il mio ragazzo.
Non riesco a dare il 100 %. E anche dare il 90 è piuttosto faticoso.
Soprattutto quando il masso ritorna sempre indietro.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è
abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli
indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera
potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su
cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani
meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che
succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini
abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà
abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà
rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da
alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora,
perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e
tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale,
un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi
non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi
indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se
avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro
piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto
il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha
fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere
inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro
le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare
l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la
catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al
caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa
nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si
svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli
indifferenti”.
Sono appena tornata da un volantinaggio nella mia vecchia scuola, un liceo scientifico di provincia. Si trattava di un volantinaggio che riguardava gli studenti e la VERGOGNOSA riforma della scuola in atto. Quando, un sacco di tempo fa, sono entrata per la prima volta in quella scuola, c'era un vasto gruppo di studenti consapevoli, impegnati politicamente e interessati alle cose che li riguardavano da vicino. Ricordo un bellissimo corteo che facemmo quando ero in seconda superiore, con uno striscione contro la Moratti e tante persone che cantavano (un po' anche perchè erano sbronze, lo ammetto) e che contestavano un sistema scolastico che non andava. Poi, con l'andare del tempo, e l'arrivo delle "nuove leve" sempre meno. La riforma Gelmini è ancora peggio di quella firmata Moratti. La scuola è depredata, privata delle sue funzioni e dei suoi valori; gli studenti verranno fortemente penalizzati e lasciati a languere di un sistema che deprezzerà la loro formazione culturale. Stanno rubando il futuro a questi ragazzi. Ma credete che a loro freghi qualcosa di tutto ciò? Oltre a non sapere ASSOLUTAMENTE NULLA già per loro conto della riforma, SI RIFIUTANO di informarsi. Quei ragazzi oggi si sono dimostrati menefreghisti, ignoranti, stupidi, maleducati, disinformati, gradassi, arroganti. Un ragazzo, dopo aver rifiutato in malo modo un volantino, è corso dai suoi amici per fare le impennate con lo scooter senza casco. Un altro ha preso un volantino, ma solo "per pulircisi il culo" (sic.). Un altro ha preso un volantino e, guardandomi negli occhi, l'ha strappato, l'ha gettato a terra e ci ha sputato sopra. Un ultimo, dopo aver aperto una polemica qualunquista e senza senso con me, mi ha detto: "tanto, se la scuola farà schifo, se non ci daranno più soldi, io ha qualche soldo da parte. Me ne frego e vado in una scuola privata". Al che mi sono chiesta: "ma chi me lo fa fare?". Perchè dovrei fare fatica per questa gente? Si meritano di essere lasciati ad annegare nella loro stessa merda, nel loro mare di ignoranza. Alla fine di questa mattinata, in conclusione a questa avvilente esperienza "sociologica", sapete che vi dico? Vi dico che I GIOVANI FANNO SCHIFO.
Tutto diventa lecito. Commemorare per Porta Pia i caduti papalini, ad esempio: è appena successo. O rileggere con
la lente dei vincitori di oggi anche le pagine di storia assodate.
Con quale scopo? O meglio, ricordare quelli del battaglione
Nembo assieme ai partigiani a cosa serve? Giovanni De
Luna, storico dell'Università di Torino, prova a mettere ordine.
"Sgombriamo il campo da alcuni equivoci", dice, "e cominciamo col
distinguere tra storia e memoria". La confusione
tra i due generi aiuta e nutre coloro che la nostra storia la
vogliono manipolare per ridefinire i valori della
Repubblica. "La memoria è individuale: quindi
carica di emozioni e di rancore". E la storia invece? "È pacata,
perché frutto di ricerche, perché fatta da chi se ne intende".
E qui De Luna fa una precisazione e un'autocritica: "La Russa può
rivendicare il patriottismo dei soldati del Nembo
perché viviamo in un abisso di ignoranza della storia. Perché
nessuno sa che quei soldati erano inquadrati organicamente
nella Wehrmacht, non difendevano la
patria (neanche quella fascista), ma il Terzo
Reich. La colpa di questo stato di cose è di noi che
insegniamo la storia, sia nelle scuole, che come me, nelle
università". La scuola è ferma ai vecchi manuali che gli studenti non vogliono leggere, incapace di usare mezzi
audiovisivi, raccontare ciò che si vede nelle foto e nei filmati",
mentre quella che viene raccontata nelle trasmissioni tv "è una
storia usa e getta, che rifiuta la complessità:
appiattita al presente consumista".
La parola storia evoca polverosi archivi, biblioteche e dispute tra
iniziati. Ma proprio ciò che sta succedendo dovrebbe ribaltare
questo cliché. Perché da una storia rivista e
corretta si cerca una legittimità per le scelte
politiche che si andranno a compiere. "La
destra", è la tesi di De Luna, "si approfitta
dell'ignoranza e della confusione per ridefinire lo spazio
pubblico della memoria". A questo scopo serve riaprire (o mai
chiudere) le controversie.
(da: "I barbari in casa", di W. Goldkorn e G. Riva, L'Espresso)
Vorrei sapere cosa abbiamo intenzione di fare noi studenti in merito a questo SCHIFO di riforma, che toglierà agli studenti ogni dignità. Ma vi rendete conto? PRIVATIZZARE LE SUOLE SECONDARIE!! Rendere le scuole superiori e le Università delle "fondazioni" è GRAVISSIMO! Questo significa che verranno tolti i fondi e le scuole si dovranno arrangiare (probabilmente prostituendosi) per riuscire ad avere i soldi per tirare avanti! Io sono disgustata da tutte le porcate che sta facendo questo governo (dal "salvataggio" di Alitalia alle leggi sull'immunità parlamentare), ma QUESTA PARTICOLARE PORCATA della scuola mi sconvolge. Non solo perchè ci sono dentro, ma anche per la pallida reazione degli studenti. Non mi sembra infatti di vedere l'ondata, anzi, il maremoto di proteste che mi aspettavo. Qualche anno fa (40 per la precisione) sarebbe bastata la PROPOSTA di una cosa del genere per scatenare una lotta studentesca, con occupazioni, autogestioni e tutto l'ambaradan, e penso che anche i professori avrebbero partecipato... e adesso? Silenzio? Non è possibile stare con le mani in mano, non è possibile stare fermi a guardare mentre questa STREGA si prepara a sfasciare definitivamente la scuola italiana. Dai, ragazzi, lo vogliamo fare un pò di casino alla vecchia maniera? ;)
"Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli di Salò, combatterono credendo nella difesa della Patria, meritando quindi il
rispetto, pur nella differenza di posizioni, di coloro che guardano con
obiettività alla storia d'Italia".
(Ignazio LaRussa, nel giorno del 65° anniversario dell'8 settembre)
Di fronte a tutto questo, non si sa cosa dire, cosa provare, se non tanta amarezza e tanta vergogna. Amarezza per la memoria corta del nostro popolo, che getta alle ortiche valori, Storia, sangue e sofferenza. Vergogna, per la spudoratezza di certe parole. Io personalmente provo anche una certa incredulità di fronte a tutto ciò: non capisco come si sia potuti arrivare fino a questo punto, e come possa accadere che l'opinione pubblica non scatti come una molla di fronte a certe parole così piene di ignoranza. Non voglio fare retorica (o forse sì?) ma seriamente, ragazzi: mi viene un pò da piangere. E pure da bestemmiare. L'unica cosa che posso fare è, la prossima volta, cantare "Bella Ciao" un pò più forte e un pò più incazzata.
Stavolta qualcosa di un pò più serio. Bello parlare di perizomi come tortura postmoderna e cazzate varie, ma non è tutto qui, e soprattutto IO non sono solo questo. E' successo qualcosa che mi ha stupito: ho ricevuto una telefonata (GELIDA!) da una persona che non mi parla da un anno circa che mi telefona per avvisarmi che ci sarà una riunione il 29 maggio per gli studenti di lettere classiche e moderne.
E mi ritrovo a chiedermi: vuoi vedere che la politica (o pseudo-tale) è capace di unire e ricomporre la faida che si è creata internamente a lettere moderne? Vuoi vedere che abbiamo trovato un vincolo di unione?
Poi mi ricordo ciò che avevo sentito uscire dalla SUA bocca un anno fa: "Io voto quello che mi dice il mio papà". Non c'è cosa che mi faccia incazzare più di questa. Preferisco chi vota a destra ma è consapevole (?) di ciò che sta facendo piuttosto che una persona non sa nemmeno che cosa stia accadendo fuori dalla sua finestra. Una frase del genere denota un senso critico inesistente, e anche una scarsa capacità di PENSARE.
E allora perchè questa attenzione a questa riunione? Poi capisco. Gliel'ha chiesto qualcun altro. Anche stavolta non è farina del suo sacco. Una delle classiche persone che rivelano un impegno estemporaneo, un interesse per la politica evanescente che fanno le cose perchè "conoscono qualcuno", nella fattispecie il rappresentante.
Certo, è il risultato quello che conta, che si sparga la voce di questo incontro, ma la cosa è comunque sconfortante, perchè il risultato è che a nessuno frega un cazzo nè dell'impegno nè della politica. La spinta che questa ragazza sta dimostrando si spegnerà in breve tempo e ripiomberà nel sonno da cui è emersa aprendo mezza palpebra. E poi... "Finito di fare, finito di sapere", si dice dalle mie parti. E non riesco nemmeno a condannarla o criticarla, perchè è già molto quello che sta facendo!
E penso a me qualche anno fa, quando ero rappresentante di istituto, e alla passione che ci mettevo, all'importanza che aveva nella mia vita. E ripenso alla disillusione e alla delusione di scontrarmi contro un muro, che non era quello sollevato dagli insegnanti, dalle istituzioni, ma quello innalzato dagli studenti stessi, perchè "non avevano voglia" nè di fare nè di pensare. C'era chi sporadicamente si impegnava. Tanti per moda, per conoscere il rappresentante di istituto carino, perchè "si salta lezione". E io, sola, io che parlavo una lingua incomprensibile agli altri.
Vorrei, vorrei... vorrei che la gente sapesse sempre chi o cosa votare (e possibilmente non questa destra post-fascista, ma questa è una mia opinione...); vorrei che non esistesse l'astensionismo (scelta vigliacca o radical-chic); vorrei che le persone che hanno veramente voglia di fare, muoversi, agire per lo meno venissero ascoltate; vorrei che l'impegno politico fosse una cosa duratura, che germogliasse nell'animo per mettere radici, non per evaporare dopo poco.
Vorrei che non ci fosse tutta questa sfiducia nella politica. Sono stufa di vedere gente che decide deliberatamente di incrociare le braccia e guardare il nostro paese che va in rovina, senza alzare un dito. Sono stufa di vedere gente DELLA MIA ETA' che se ne frega di tutto ciò che accade attorno. Gente che non muove un dito, ma sempre in prima fila quando si tratta di lamentarsi.
Sento dentro me la rabbia, la passione, vorrei fare qualcosa... ma cosa? Paura di deludermi nuovamente, di scottarmi... anzi, di raffreddarmi, di raffreddare quel fuoco...